lunedì 5 settembre 2011

Google's Doodles


Questo è il Doodle  ( i doodle sono versioni modificate del logo di Google che vengono visualizzate sulla home page di Google in occasione di particolari eventi - per esempio l'inizio della primavera - o negli anniversari di importanti personaggi come grandi scienziati o artisti, di invenzioni e scoperte scientifiche) di oggi, celebrante il 65° anniversario della nascita di Freddie Mercury (all'anagrafe Farrokh Bulsara), cioè quello che sarebbe stato il suo 65° compleanno se non fosse morto il 24 novembre 1991 in seguito alle complicazioni di una broncopolmonite dovuta all'AIDS.

Dopo questo preambolo fin troppo didascalico per i miei gusti, la cosa che volevo dire è:
questa animazione mi ha lasciato allibita. Prima perché mi sembrava un po' kitch; dopo perchè dal pezzo con la tigre in poi ha raggiunto vette di assurdità che mi hanno lasciata estasiata.
Ciò ha confermato che non sono l'unica al mondo a produrre assurdità sul web per puro scopo... quale scopo? (anche se so che i progettatori di doodles vengono ovviamente pagati - e sospetto anche bene - per il loro lavoro).

Secondo punto, domanda che sorge a freddo: va bene che Google voglia pubblicizzare la sua bravura con le tecniche di animazione più recenti nonché ingraziarsi la masnada dei fan di Freddie Mercury, però vi sembra giusto che per Freddie Mercury mettano su tutto questo popò di animazione di più di un minuto e mezzo completa di musica, bestie, acrobazie da Supermario e megaconcerto della band?? Voglio dire, per gli altri sfigatelli qualunque ( leggi: Andy WarholAlbert EinsteinLeonardo da VinciRabindranath TagoreLouis BraillePercival LowellEdvard MunchNikola TeslaBéla BartókRené MagritteMichael JacksonAkira KurosawaH. G. WellsSamuel MorseHans Christian ØrstedLes PaulFernando PessoaEmile BerlinerMartha Graham,Mohandas GandhiAntonio Vivaldi e Jules Verne - nonché l'azienda stessa, ma lì era un fatto di falsa modestia) si sono limitati a dei disegnini - bellini, per carità - ma sempre disegnini; al massimo si sono sprecati per l'eclissi di luna del 15 giugno scorso con il doodle che al passaggio del mouse riproduceva l'eclissi, o con quello per ricordare il 96° anniversario della nascita di Les Paul, inventore della chitarra Gibson, con cui si potevano strimpellare le corde di una chitarra (astratta), o con quello per il 30° compleanno di Pacman, ma poi nulla.

D'altra parte è anche probabilmente vero che Gandhi non abbia mai fatto un megaconcerto o che Einstein non abbia eseguito numeri da circo in costumi bizzarri (ma non si può mai sapere);    però non possono certo dire di non avere abbastanza materiale per mettere su animazioni interessanti sugli illustri personaggi sopra citati.
Prendiamo Louis Braille, l'inventore dell'omonimo alfabeto per non vedenti: rimase cieco perché si sparò nell'occhio sinistro. Col fucile di suo padre. All'età di 3 anni. Poi l'infezione gli rese cieco anche l'occhio destro. A 10 anni vinse una borsa di studio. All' Istituto per giovani ciechi, per diventare impagliatore di sedie (cosa che non voleva fare), dove veniva maltrattato dal personale. Ecco, mi sembra che ci sia materiale sufficiente per un'animazione, no? Magari sottolineando i dettagli artisticamente più interessanti, come l'emorragia dovuta all'accecamento o i maltrattamenti del personale dell'Istituto (riesco ad immaginarmeli mentre percuotono i giovani allievi con le sedie che essi si rifiutano di impagliare).

Prima o poi farò pervenire all'ufficio creativo di Google i miei suggerimenti per i doodles (a proposito, prima di scrivere questo post non immaginavo che quei cosi avessero un nome). Intanto mi accontenterò del piacere di scoprire ogni volta qual è l'evento celebrato cliccandoci sopra.

giovedì 1 settembre 2011

Volo pindarico su Braveheart


Realizzare che Mel Gibson (pardon, William Wallace) in Braveheart con i lunghi capelli incrostati del sangue di tutti i soldati dell'esercito inglese che ha scannato in quasi 3 ore di film (ed erano tanti, visto che il re inglese Edoardo I Plantageneto – che, va detto, è proprio un cattivo perfido come si deve – manda contro gli Scozzesi – adorabili nei loro kilt con le gambine nude – armate su armate che fa arrivare da mezzo mondo) ha i capelli più pettinati ed in ordine di me appena uscita dalla doccia è una cosa che fa riflettere. Forse dovrei provare, come ha fatto William-Mel, a dipingermi la faccia a strisce verticali azzurre, sarebbe un ottimo diversivo per distogliere l’attenzione dalla chioma incolta o almeno per essere coerente con il look “patriota e futuro eroe nazionale scozzese del XIII secolo”.

Che (concedetemi qui un che del tutto spontaneo)  poi su Wikipedia c’è scritto che la biografia dell’eroe William Wallace è riportata nelle cronache medievali di un certo Enrico il Cieco. Ora, certamente Mel Gibson (che oltre ad attore protagonista è anche regista del film) avrà consultato fonti storiche attendibili per ricreare i costumi e l’aspetto in generale dei personaggi (il film ha anche meritato un sacco di oscar e di nomination per il trucco e i costumi); allora sicuramente sarà stato fatto riferimento alla biografia di Enrico il Cieco: ma quest’ultimo, essendo per l’appunto cieco, come avrebbe potuto sapere che l’eroe si dipingeva la faccia a strisce azzurre verticali? Ci sono due possibili risposte:
a)      tingersi la faccia a strisce azzurre era un uso tipico degli Scozzesi quando andavano in guerra, quindi il nostro Enrico, pur non potendolo vedere, avrà supposto che fosse così conciato. Ma allora perché tutti gli altri guerrieri non avevano la faccia dipinta (nel film, che come abbiamo detto ha sicuramente fatto riferimento alle attendibili fonti storiche di cui sopra)?
b)      Qualcuno che ci vedeva avrà riferito dell’inusuale makeup del patriota al biografo, che l’avrà fedelmente riportato nella sua opera (che sarebbe poi stata consultata per il film). Ma se così fosse, allora ciò vorrebbe dire che tingersi la faccia a strisce azzurre verticali (per di più di spessore irregolare) era una cosa bislacca anche nell’ambiente dei sanguinari eroi nazionali scozzesi del XIII secolo.

Conclusione: Il buon William, consapevole del fatto che stava diventando una celebrità del suo tempo e – con un po’ di fortuna, se fosse stato interpretato da un attore belloccio – anche di molti secoli a venire, si rese conto che curare la sua immagine diveniva ormai di importanza sempre più primaria. Occorrevano misure urgenti, e poiché disgraziatamente nessun salone Jean Louis David aveva ancora aperto in Scozia (e William non voleva certo affidare la sua chioma fluente ad uno scozzese, che,  per definizione, non si era mai tagliato i capelli in vita sua e dunque non avrebbe nemmeno saputo tagliarli ad altri) decise di puntare il tutto e per tutto sul makeup: scelse un look d’impatto, ma senza rinunciare al buon gusto (la tonalità di azzurro si intonava perfettamente a quella dei suoi occhi) e completò il tutto con due piccole treccine laterali che gli valorizzavano le orecchie.

Ecco, dopo circa 7 secoli scopriamo che William Wallace non fu soltanto un eroico patriota, ma anche un uomo capace di arrangiarsi con ciò che aveva (un McGyver ante litteram, insomma), un lungimirante imprenditore di sé stesso, ma soprattutto un geniale trend setter (colpito, anche se ciò purtroppo non è stato ancora dimostrato, da almeno un episodio di plagio: “…mi dipingevo la faccia e le mani di blu..” potrebbe non essere una fortuita coincidenza).