martedì 20 dicembre 2011

Natale in casa Schianti - La morte dello spirito natalizio

Da quanto ho scritto l’ultimo post ho avuto più volte l’intenzione di scriverne altri – per es. desideravo scrivere un post sentitissimo sul tema “Take a walk on the wild side” (più tardi per caso ho letto per la prima volta il testo e ho capito che scriverci un post senza averlo letto sarebbe stato un po’, come dire,… beh, se lo volete sapere abbiate la pazienza di attendere che io nel futuro scriva effettivamente questo post, sempre che lo faccia) oppure mi era venuta in mente un’esilarante storia che aveva per protagonista un piccolo mobile, intitolata “Lo chiamavano (S)comodino” con annessa apologia della mia avversione per i comodini – ma pur troppo sono stata in altre faccende affaccendata, faccende ben più essenziali ai fini del bene dell’umanità (no, non ho provveduto personalmente a rifornire di sciarpe, rosa per i maschi e azzurre per le femmine, una popolazione di pinguini antartici che vivono in armonia e non accettano pregiudizi sessisti; ma ho fatto qualcosa di poco meno importante).

Dunque, per quanto io detesti i testi, nella fattispecie blog, con intenti diaristici/cronachistici/didascalici/di solenne rompimento con resoconti dettagliati della vita per nulla interessante di emeriti sconosciuti, mi vedo costretta a produrre un post… natalizio: e lo faccio esclusivamente per il vostro bene, perché dovete sapere ciò che vado a dirvi.

Se Nietzsche (copiato bassamente da Guccini) affermò che Dio è morto, io – mirando decisamente più in basso – posso affermare che lo spirito natalizio è morto.

Dopo “Natale in casa Cupiello” e “Natale in casa Gori”, ecco a voi “Natale in casa Schianti”.
(scena: i due componenti più giovani della famiglia – una Schianti doc e il suo sventurato ma ingegnoso cavaliere - sono stati incaricati dagli anziani, più che saggi menefreghisti, di allestire in casa Schianti il grottesco teatrino degli ADDOBBI NATALIZI)

-         Amore, ma secondo te… Babbo Natale è un fisico?
-        
-         Oh, amore… ma secondo te..
-         Ho capito, sì… Babbo natale è onnisciente.
-         È vero. Controlla il tempo e lo spazio.

I due decidono che per un anno può essere rispettata la tradizione del presepe (che in casa Schianti appare con la stessa frequenza della cometa di Halley).
Problema: dove collocarlo? C’è solo un luogo in casa Schianti dove un tale cimelio (statuine di porcellana bianca alte 30 cm residue di una prova di produzione di un presepe a varie grandezze di qualche decennio fa) può trovare posto: il ripiano degli alcolici (notare che gli anziani, oltre che menefreghisti, hanno anche una fama di alcolisti da mantenere; tuttavia non essendolo veramente – sembrano già alticci da sobri- le suddette bottiglie di alcolici e superalcolici sono quasi tutte piene e impolverate). La rampolla Schianti spolvera e trova posto aggiro negli altri scaffali a tutte le 56 bottiglie, dopodiché sorge un altro problema: manca la capanna.

-         Manca la capanna!
-         Ah, sì.. è normale.
-         Allora la devo costruire.. [lampo di ingegnosità negli occhi del cavaliere, che, come già detto, è molto ingegnoso]
-         Ma se invece facessimo.. tipo.. un pergolato?
-         Cos’è un pergolato?
-         ..magari coperto d’edera..
-         No. Vo a cercare della legna fuori.



Il cavaliere torna con la legna e allestisce l’architrave della capanna, pietosamente coperta dalla Schianti con una frasca di abete finto affinché almeno non ci piova dentro.
Sopraggiunge uno shock: tra le statuine manca Giuseppe.
Ebbene sì, la Madonna di casa Schianti è una madre single: i due risolvono prontamente infilando in fondo alla capanna, in ombra, un anonimo personaggio maschile in posizione più o meno seduta (secondo un’interessante interpretazione questa disposizione riflette il modello di famiglia nella società occidentale attuale).
Vengono aggiunti gli altri personaggi (tra cui due pecore magre rifinite e due pastori identici ma in scala diversa – “sicuramente due gemelli, di cui uno affetto da deficit di ormone della crescita” afferma il cavaliere), con i re magi regolarmente in lontananza e il Bambino non ancora nella culla (ma sulla mensola del caminetto); vengono aggiunte le lucine (tutte blu dietro la capanna per simulare il cielo e colorate tra i personaggi) e la stella cometa (un pezzo di uno di quei fili pelosi scintillanti che si mettono sull’albero, ovviamente dorato).
Altro inconveniente: il previdente cavaliere ha fissato sotto la legna della capanna, umida perché è stata all’aperto, un foglio di giornale, cosicché il pavimento sotto i piedi delle staue è in parte color legno e in parte fantasia-foglio-di-giornale.

Tra i personaggi male assortiti e il giornale, più che un presepe sembra un centro di accoglienza, un rifugium peccatorum.

-         Tesoro, è bellissimo..ma non sarebbe il caso di mettere qualcosa a coprire il pavimento?
-         Perché?
-         Perché si vede il foglio di giornale.. è brutto…
-         Hai ragione.
[Il cavaliere dispone fra i piedi delle statue i già citati fili pelosi scintillanti argento ed oro]

Adesso più che un presepe sembra un gay-pride.

Fortunatamente la Schianti riesuma dall’armadio della biancheria un asciugamano appartenuto al bisnonno Schianti (ci sono le sue iniziali, U.B., Uriberto Schianti), di lino, un tempo forse candido, ma reso dagli anni e dalle tracce di ruggine di un azzaccatissimo color sabbia-di-Betlemme. Eliminati i fili pelosi scintillanti e deposto sotto i personaggi il vetusto cencio, si può passare all’albero.


E qui la fase di progettazione procede molto più spedita: le luci colorate abituali non funzionano oppure mancano della spina (non si sa perché sia stata tagliata via, forse per sfogare istinti violenti?), sono disponibili solo due set di lampadine di grandezze diverse. Tutte rosse. Ma non rosso Natale, rosso luci-rosse.

Ed ecco come casa Schianti si è trovata ad avere un presepe-centro di accoglienza gayfriendly accanto ad un albero a luci rosse.

Ma forse volete delle prove più tangibili e generalizzate della diffusione della morte (se mai c’è stata una nascita) dello spirito natalizio; vi dico solo questo:
-         I cinepanettoni sempre più spesso sono ambientati a Cortina (località scelta già parecchie volte: non hanno più voglia nemmeno loro, i produttori cinematografici, di trovare un posto esotico dove esportare l’atmosfera natalizia)
-         Nello spot natalizio di Grand Soleil dell’anno scorso (vedi link sotto) veniva annunciato che nella confezione di sorbetto era incluso anche il “pinetto di finissimo cioccolato”. Quando lo sanno anche i muri che l’albero di natale è un abete.

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